La stupenda canzone di Ray Charles finisce così:
Georgia, Georgia,
No peace, no peace I find
Just this old, sweet song
Keeps Georgia on my mind
Georgia, Georgia
Nessuna pace, nessuna pace posso trovare,
solamente questa vecchia dolce canzone
tiene la Georgia nei miei pensieri.
Ma la Georgia di questi giorni agostiani è un’altra, anch’essa senza pace. Stretta nel braccio di ferro tra Russia e Nato, entrambi in forte fase di espansione militare. Ma non solo: sulla scacchiera ci sono le risorse energetiche che dall’oriente russo alimentano le nazioni europee, e il gas russo sta assumendo sempre più rilevanza in questi mesi a seguito della crisi petrolifera. Insomma una sfida a tutto campo che va dal posizionamento delle forze militari con capacità nucleari alla trasmissione dei combustibili attraverso gli stati caucasici. Non a caso anche l’Ucraina con l’accusa di alto tradimento alla Timoshenko, sta subendo un terremoto politico a seguito della guerra tra Georgia e Russia. Tutta l’area è in fibrillazione, ampliandosi alla Polonia che ha appena firmato con la Nato l’accordo sullo scudo spaziale. Pubblichiamo un’intervista a Lisa lark apparsa il 19/8/2008 su Liberazione.
Pacifismo fuori moda, o sotto l’ombrellone? Nell’immaginario del conflitto del Caucaso mancano le piazze delle bandiere arcobaleno, i “cento fiori” delle manifestazioni spontanee esplose, ad esempio, per il Tibet. «Ma non per il Libano – ricorda Lisa Clark che con i Beati i Costruttori di pace le mobilitazioni degli ultimi dieci anni le ha attraversate quasi tutte – dove pure il nostro Governo poteva svolgere un ruolo importante e molte organizzazioni avevano anni di esperienza da trasformare in interventi concreti». Nel ‘93 Lisa Clark, statunitense di nascita ma italiana di adozione, ha scelto di andare a vivere a Sarajevo, dove i Beati hanno tenuto una presenza costante fino alla fine dei bombardamenti. Oggi le pesa l’assenza di mobilitazione, ma soprattutto di analisi.
Che impressione riceve da queste nuove immagini di guerra?
«Avevamo appena ricordato i 200mila morti dell’agosto del ‘45 a Hiroshima e Nagasaki che ci siamo ritrovati, in un agosto distratto dal caldo, con la città di Tskhinvali in Ossezia del Sud sottoposta ad intensi ed apparentemente indiscriminati attacchi da parte della Georgia. Poi Gori colpita per ritorsione dagli aerei russi. Ancora una volta potenze grandi e piccole stanno dimostrando il loro disprezzo per il diritto internazionale, le sue istituzioni».

