Pubblichiamo intervista a Marco Revelli, da Liberazione del 31/7/2008
Un’analisi impietosa quella di Marco Revelli, un’analisi che parla di «distanza dalla vita dei cittadini» e di totale incomprensione del momento storico e sociale che stiamo vivendo: «Fuori da quelle stanze – dalle chiuse stanze di Rifondazione, s’intende – c’è una società in frantumi, c’è un incendio sociale che divampa e che si estende. E in tutto questo i dirigenti del partito pensano solo a tirarsi addosso le macerie di quel palazzo in frantumi».
E in questo scenario apocalittico, ci sono due grandi questioni che secondo Revelli la “sinistra” non riesce proprio a cogliere: i limiti della forma partito, «quella stessa forma che forse ha generato i demoni di Chianciano», ed i limiti di questo sviluppo. Anzi, il vero e proprio esaurirsi dello sviluppo economico e sociale per come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi due secoli. «Ecco – spiega Revelli – finché la sinistra non si doterà degli strumenti necessari a comprendere il mondo che ci troviamo a vivere e finché non avrà la forza di spiegare che questo modello di vita andrà sempre più esaurendosi, non nascerà alcun progetto politico credibile».
Impietoso, si diceva, il giudizio di Revelli sugli attuali ed i vecchi dirigenti di Rifondazione: «Conosco e stimo molti di quelli che si sono affrontati a Chianciano. Conosco Nichi Vendola e conosco Paolo Ferrero. Nessuno di loro è riuscito però ad affrontare il congresso per come doveva essere affrontato. E’ incredibile che dopo una sconfitta elettorale così pesante, l’unico obiettivo e l’unica preoccupazione fosse il controllo del partito».
Ed ora? Quale futuro per questa sinistra? O meglio, c’è un futuro per questa sinistra? «L’unica strada – conclude Revelli – è quella di iniziare a guardarsi intorno. Ma le “riterritorializzazione” di cui molti parlano non nasce per decreto, non vorrei che qualcuno pensasse che sia sufficiente mandare i funzionari di partito in giro per i territori». (continua…)