OMC e il terzo mondo

Luglio 25, 2008 · Lascia un Commento

Il presidente della Bolivia spiega ai selezionatissimi partecipanti del round di Doha «sullo sviluppo» riuniti a Ginevra come e perché le loro decisioni sono state e sono (e saranno?) l’esatto opposto dello sviluppo. Almeno quello dei paesi poveri. Due visioni del mondo assolutamente antitetiche

LETTERA DI EVO MORALES AI 35 SIGNORI DEL COMMERCIO MONDIALE
pubblicata su Il manifesto del 25/7/2008

Cari amici VI SCRIVO

«Il commercio internazionale può disimpegnare una funzione importante nella promozione dello sviluppo economico e nella diminuzione della povertà. Riconosciamo la necessità che tutti i nostri popoli si giovino dell’aumento delle opportunità e dell’incremento del benessere generato dal sistema multilaterale del commercio. La maggioranza dei membri dell’Ocm sono paesi in via di sviluppo. Vogliamo porre i loro bisogni e interessi al centro del programma di lavoro adottato nella presente dichiarazione.
Dichiarazione ministeriale di Doha dell’Organizzazione mondiale del commercio, 14 novembre 2001»
Con queste parole 7 anni fa cominciò il «round» dei negoziati dell’Omc. Sviluppo economico, diminuzione della povertà, bisogni dei nostri popoli, aumento delle opportunità per i paesi poveri sono davvero al centro dei negoziati in corso?
La prima cosa che devo dirvi è che se fosse così, i 153 paesi membri e soprattutto l’ampia maggioranza dei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere gli attori principali dei negoziati dell’Omc. Invece quel che stiamo vedendo è che solo un pugno di 35 paesi è invitato dal direttore generale a riunioni informali.
I negoziati dell’Omc si sono convertiti in uno scontro dei paesi sviluppati per aprire il mercato dei paesi in via di sviluppo in favore delle grandi imprese.
(continua…)

Categorie: Disagio sociale · Il mondo · Terzo mondo

Fame e sviluppo

Luglio 25, 2008 · Lascia un Commento

Per molti decenni lo “sviluppismo” ha cavalcato le politiche mondiali sia da parte delle istituzioni sovranazionali come la Banca Mondiale sia da parte dei singoli stati “ricchi”. Uno sviluppismo che pretendeva di esportare il modello liberista, nei paesi in via di sviluppo, vincolando la crescita di questi paesi alla crescita dei fattori economici come la crescita del PIL nazionale, la stretta creditizia interna, la riduzione dei dazi per consentire importazioni concorrenziali coi prodotti interni, etc.

Un modello che ha visto le sue crepe da vari punti di vista, al di là dei vari scandali di corruzione o della incapacità dimostrata spesso dalle leadership locali, spesso in mano a dittatori ed elite che hanno solamente mirato al proprio arricchimento. Un modello che è attualmente in crisi anche in occidente, con la crisi finanziaria causata dal dominio della finanza sull’economia e sulla politica, che si è tradotta con l’esplosione della bolla hi-tech, gli scandali Enron e in Italia Parmalat e Cirio, i mutui subprime, i prodotti derivati acuistati dagli enti pubblici, etc.

Pubblichiamo un contributo interessante dalla rivista “Volontari per lo sviluppo” di Silvia Pochettino

In meno di un anno il grano ha triplicato il suo prezzo, il riso è salito del 47%, il mais del 35%. Ma sul banco degli imputati non sta solo l’aumento del petrolio e dei consumi, come molti sostengono, piuttosto la diffusione dei biocarburanti, il dumping e le privatizzazioni. E soprattutto le speculazioni che trasformano il cibo in un prodotto finanziario. Come denunciano ong e associazioni di produttori, che reclamano la tutela dei piccoli contadini e degli alimenti locali.

(continua…)

Categorie: Il mondo · Terzo mondo