I salari reali sono fermi da 15 anni e il potere d’acquisto è diminuito perchè i prezzi sono aumentati anche del 100%; invece il costo del lavoro per le imprese è salito di circa il 30%. Mario Draghi nell’intervento all’assemblea dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, afferma che «l’accelerazione dei prezzi dall’estate del 2007 ha già portato fino a oggi a una minore crescita del reddito disponibile di oltre un punto percentuale che sale a 3 se si tiene conto della perdita di valore reale della ricchezza finanziaria». Di più: l’inflazione che si è prodotta negli ultimi 12 mesi «potrà ridurre i consumi di circa 2 punti entro l’anno prossimo». Insomma, da via Nazionale confermano i dati diffusi 24 ore prima dall’Istat che segnalava per il 2007 una caduta in termini reali della spesa per consumi, a causa della PERDITA DI ACQUISTO non solo dei settori sociali più deboli, ma di tutta l’intera classe media impiegatizia.
Non solo: SI GUADAGNA DI MENO mentre SI LAVORA DI PIU’.
Riportiamo l’articolo apparso su “Il Manifesto” di ieri, “Non è questione di ore” di Sara Farolfi
La produttività – e dunque anche la competitività del paese – nulla ha a che fare con l’aumento dell’orario di lavoro. E’ quanto emerge dallo studio dell’Istat diffuso ieri, utile a smontare, nero su bianco, il chiodo fisso degli imprenditori, insistenti nel sostenere che per aumentare la produttività del lavoro (il vero tarlo italiano) è necessario aumentare l’orario di lavoro. E magari poterlo gestire unilateralmente senza i lacci e lacciuoli della contrattazione. (continua…)