Il disagio sociale è spesso un fenomeno legato alla sofferenza nel presente e alla incertezza sulle prospettive future. Come il disagio aumenta, così aumenta il pericolo di cadere in comportamenti devianti che vanno dalla microcriminalità alle dipendenze. Un disagio che attraversa tutto il mondo. Un disagio visibile nei volti di chi cerca un futuro, fuggeno dal proprio paese per approdare sulle nostre sponde, restando spesso deluso e ricattato dalla sua stessa condizione di debolezza. Un disagio invisibile all’interno delle mura familiari, che talvolta scatena drammi di violenza inaudita come nei casi di parricidio o uxoricidio, in aumento entrambi. E un disagio giovanile che è sempre più violento, aggressivo, ma anche sempre più insensato, arbitrario. Dal ribellismo delle generazioni degli anni 60 e 70, si sta passando a forme di nichilismo che ricordano sempre di più “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick. Così il fatto di cronaca di Verona, così a Viterbo. Al di là delle connotazioni pseudo-politiche, questa violenza si esprime al di fuori di un scontro ideologico, come dice Antonella Marrone su Liberazione del 13/5 è “incolore”. Però tale violenza ha una sua connotazione simbolica, che è il risultato estremo della competizione, della concorrenza, ovvero l’eliminazione dell’altro, soprattutto se è diverso, non omologato. Non sono tempi dell’accoglienza, bensì sono tempi dell’esclusione, della ricerca di capri espiatori per sfogare la rabbia e la delusione di un modello sociale ed economico che sta facendo pressione sempre più intensa, sulle classi sociali più deboli, coinvolgendo anche la middle-class, come è successo 10 anni fa in USA. E così in Giappone. Proprio in Giappone è in espansione il fenomeno dei giovani “hikikomori”, giovani in esilio permanente dalla società. Ecco articolo da Liberazione. (continua…)
Sicurezza e disagio sociale
Maggio 14, 2008 · Lascia un Commento
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