L’attacco al sindacato sta subendo un’accellerazione, dopo la disfatta elettorale della sinistra a cui hanno concorso vari fattori sia endogeni (incapacità della sinistra di porsi come alternativa reale e come proposta capace di realizzare le aspettative dei vari soggetti che intederebbe rappresentare) che esogeni (la polarizzazione “americana” della politica italiana, l’irrigidimento e la veemenza dogmatica dei vertici della Chiesa, il dilagare della precarietà nel lavoro e la riduzione delle tutele sociali con il ridimensionamento graduale del welfare state, la crisi economica che logora le famiglie, i flussi migratori che rendono ancora + precario lo scenario, etc).
Dal 2005 la Confindustria richiede la revisione del modello contrattuale di lavoro, basato sui criteri concertativi del 1993 (contratto dei 2 livelli, un livello nazionale e un livello aziendale) ma soprattutto sulla certezza dell’esistenza di un unico contratto di lavoro di riferimento per ogni categoria. La Confindustria desidera un modello + flessibile sull’orario e sulle norme, ridurre lo “zoccolo” salario determinato dal contratto a vantaggio della quota variabile chiamato premio di risultato, pertinente al secondo livello di contrattazione, quello aziendale, legato al raggiungimento di obiettivi di produttività e redditività aziendale. (continua…)