Post da Maggio 2008
Martedì 20 maggio, la maggioranza di centrosinistra ha votato a sostegno del riconoscimento dei diritti delle persone che vivono in convivenze non matrimoniali, attraverso l’attestazione di “famiglia anagrafica” che si può richiedere all’ufficio anagrafe del comune di Cernusco sul Naviglio.
Questo è il comunicato stampa del PRC
Alcuni diritti:
- permesso in caso di malattia o decesso del familiare
- assistenza al consultorio familiare
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A seguito delle polemiche locali e della fobia allarmistica crescente in tutta la nazione, ecco una risposta concreta: comunicato delle forze politiche della maggioranza cernuschese.
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Il disagio sociale è spesso un fenomeno legato alla sofferenza nel presente e alla incertezza sulle prospettive future. Come il disagio aumenta, così aumenta il pericolo di cadere in comportamenti devianti che vanno dalla microcriminalità alle dipendenze. Un disagio che attraversa tutto il mondo. Un disagio visibile nei volti di chi cerca un futuro, fuggeno dal proprio paese per approdare sulle nostre sponde, restando spesso deluso e ricattato dalla sua stessa condizione di debolezza. Un disagio invisibile all’interno delle mura familiari, che talvolta scatena drammi di violenza inaudita come nei casi di parricidio o uxoricidio, in aumento entrambi. E un disagio giovanile che è sempre più violento, aggressivo, ma anche sempre più insensato, arbitrario. Dal ribellismo delle generazioni degli anni 60 e 70, si sta passando a forme di nichilismo che ricordano sempre di più “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick. Così il fatto di cronaca di Verona, così a Viterbo. Al di là delle connotazioni pseudo-politiche, questa violenza si esprime al di fuori di un scontro ideologico, come dice Antonella Marrone su Liberazione del 13/5 è “incolore”. Però tale violenza ha una sua connotazione simbolica, che è il risultato estremo della competizione, della concorrenza, ovvero l’eliminazione dell’altro, soprattutto se è diverso, non omologato. Non sono tempi dell’accoglienza, bensì sono tempi dell’esclusione, della ricerca di capri espiatori per sfogare la rabbia e la delusione di un modello sociale ed economico che sta facendo pressione sempre più intensa, sulle classi sociali più deboli, coinvolgendo anche la middle-class, come è successo 10 anni fa in USA. E così in Giappone. Proprio in Giappone è in espansione il fenomeno dei giovani “hikikomori”, giovani in esilio permanente dalla società. Ecco articolo da Liberazione. (continua…)
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E’ veramente difficile, anche in tempi cupi come quelli che ci tocca vivere, imbattersi in una tale valanga di luoghi comuni e strumentalizzazioni quale quella che ci viene riversata in questo periodo dal vertice locale della Lega Nord.
Se si potesse confinare la questione nei limiti di una malaccorta strategia comunicativa, allora basterebbe chiedere ai nostri illustri concittadini di citare almeno un comunicato stampa dell’Amministrazione nel quale la stessa conclude che “i rom sono graditi”, oppure una dichiarazione pubblica del Sindaco nella quale egli si vanti “di aver fatto la scelta giusta” installandone 500 ai confini della città (??) e la diatriba sarebbe automaticamente estinta per palese inconsistenza dei presupposti. Purtroppo invece non si tratta di un allegro esercizio di creatività espressiva, ma di un indecente utilizzo mercantile della paura, spacciata sul mercato della politica sotto il falso nome di “sicurezza”.
Già, la sicurezza: la stessa per cui “la Lega Nord lotta da sempre con i fatti e non con le chiacchiere come fa il centrosinistra!”. Vediamoli allora questi fatti, inoppugnabili prove dell’impegno leghista alla “soluzione finale” (mi si perdoni l’involontaria evocazione di tristi avvenimenti del passato) del problema della sicurezza, i cui unici responsabili paiono essere i migranti in genere ed i rom in particolare.
(continua…)
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L’attacco al sindacato sta subendo un’accellerazione, dopo la disfatta elettorale della sinistra a cui hanno concorso vari fattori sia endogeni (incapacità della sinistra di porsi come alternativa reale e come proposta capace di realizzare le aspettative dei vari soggetti che intederebbe rappresentare) che esogeni (la polarizzazione “americana” della politica italiana, l’irrigidimento e la veemenza dogmatica dei vertici della Chiesa, il dilagare della precarietà nel lavoro e la riduzione delle tutele sociali con il ridimensionamento graduale del welfare state, la crisi economica che logora le famiglie, i flussi migratori che rendono ancora + precario lo scenario, etc).
Dal 2005 la Confindustria richiede la revisione del modello contrattuale di lavoro, basato sui criteri concertativi del 1993 (contratto dei 2 livelli, un livello nazionale e un livello aziendale) ma soprattutto sulla certezza dell’esistenza di un unico contratto di lavoro di riferimento per ogni categoria. La Confindustria desidera un modello + flessibile sull’orario e sulle norme, ridurre lo “zoccolo” salario determinato dal contratto a vantaggio della quota variabile chiamato premio di risultato, pertinente al secondo livello di contrattazione, quello aziendale, legato al raggiungimento di obiettivi di produttività e redditività aziendale. (continua…)
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