La relazione del segretario Franco Giordano al CPN

Aprile 21, 2008 · Lascia un Commento

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“I motivi della sconfitta, i luoghi da cui ripartire” di Franco Giordano

Compagne e compagni,
credo sia giusto e utile disporsi, in questo organismo, ad una assunzione collettiva di responsabilità. Propongo quindi che la segreteria si presenti rimettendo il proprio mandato, con l’indizione del congresso nazionale dal 10 al 13 luglio.
Dopo l’esito disastroso delle elezioni politiche, ho avanzato subito la proposta di anticipare il congresso, perché a fronte della catastrofe è necessario che a prendere la parola siano tutte le compagne e tutti i compagni, in un percorso partecipato e democratico. Non inventiamoci – lo dico con responsabilità e passione – soluzioni che mirano a ostacolare questo processo prefigurando sin d’ora l’esito del congresso. Non costruiamo un diaframma, ora, al dispiegarsi pieno della democrazia congressuale. Insisto, la parola spetta a tutte le compagne e a tutti i compagni. Il gruppo dirigente dimissionario deve disporsi con umiltà all’ascolto. Ma deve anche saper evitare che la discussione, necessariamente approfondita, forse aspra, abbia effetti distruttivi. Che si risolva in un cupo processo di dissoluzione. Significherebbe sommare catastrofe a catastrofe. Scontiamo già un drammatico deficit di consenso: modalità di discussione distruttive, ridotte a cieca conflittualità tra aree o correnti, tutte interne a logiche autoreferenziali e rancorose, sarebbero esiziali. Non ci sarebbe appello.
Tra noi non ci sono vincitori e vinti. A fronte di questa catastrofe delineare una simile immagine sarebbe grottesco. Siamo stati sconfitti tutti, qualunque fosse la posizione dalla quale, ciascuno di noi, si è cimentato nella direzione politica di questi due anni: dal partito ai gruppi parlamentari alle postazioni di governo. È preciso dovere di tutti noi, oggi, garantire, pur nella diversità delle rispettive posizioni, la tenuta unitaria del partito: la cura verso quanti, già da ora, intendono intraprendere con noi la dura traversata del deserto che ci attende.
Per parte mia intendo, con scelta del tutto unilaterale, evitare ogni forma di personalizzazione che ridurrebbe la nostra discussione a mera futilità. Per quanto mi riguarda personalmente, in questi giorno ho assistito con amarezza a una campagna, tutta giocata sugli organi di stampa, che attribuiva a me e ad altri compagni l’intenzione di sciogliere questo partito. E questa accusa è entrata in corto circuito con le analisi della sconfitta subìta, è stata annoverata tra le cause principali della disfatta. Sfido chiunque a trovare un mio scritto, un mio intervento, una qualsiasi parola in questa direzione. Non ve ne sono.
(continua…)

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Altri contributi sul “che fare?”

Aprile 21, 2008 · Lascia un Commento

Nicki Vendola a Firenze all’Assemblea della Sinistra di sabato 19 aprile

È necessario «sorvegliare le parole delle prossime ore» essere «cauti» avere «amore e attenzione per questa comunità e consentirle di rialzarsi in piedi. Bisogna ripartire da qui dall’analisi della sconfitta. E ci sono due modi: uno che è nella tradizione della peggiore storia sinistra ovvero la ricerca di capri espiatori e colpevoli». A questo, Vendola non vuole «partecipare». «Anzi mi iscrivo alla lista dei colpevoli perchè credo che qualunque dirigente a qualsiasi livello si debba sentire colpevole. Io vorrei partecipare alla discussione sulle cause, bisogna sorvegliare le parole nelle prossime ore, essere cauti, avere cura e amore per questa comunità per consentirle di rialzarsi in piedi…. Il dolore può essere una lente di ingrandimento per capire di più e cominciare un altro percorso. Non è vero che chi cade può solo rialzarsi, ci sono anche quelli che si divertono a spezzarsi le gambe e questo io non lo voglio. Nella società c’è stato un sommovimento straordinario, un cambiamento grande rispetto al quale abbiamo strumenti analitici e strategici asfittici, desueti, poveri e ce la caviamo solo con un pò di sociologia della catastrofe. L’impressione è che il nostro discorso sia sempre un po’ artificiale ed esteriore, un discorso di chi non capisce più il territorio del lavoro non per snobismo radical-chic, ma perché quei territori del lavoro hanno subito una trasformazione grande. (continua…)

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