Sbaglia chi, come Livio Berruti medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960, afferma che lo sport deve rimanere “neutro” rispetto agli eventi politici, per cui “the show must go on” indipendentemente da quello che accade a livello politico o economico. Diversamente, secondo lui, si tratterebbe di strumentalizzazione ideologica.
Ma i fatti negano proprio quello che dice, con alcuni esempi:
· Los Angeles 1932, la Grande Depressione portò molti paesi a rinunciare a partecipare
· Monaco 1972, un commando palestinese di Settembre Nero ammazzò 11 atleti israeliani
· Mosca 1980 molti stati occidentali boicottarono l’evento a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan,
· Los Angeles 1984 gli stati dell’Est boicottarono l’evento, come forma di ripicca per Mosca 1980
Del resto è inevitabile che un evento internazionale di richiamo, sia condizionato dagli eventi politici ed economici. Se le Olimpiadi rappresentano un momento e un luogo di incontro tra tutte le nazioni in un clima di comprensione e di tolleranza come desiderava De Coubertin, questo evento non può svolgersi sul terreno che gronda del sangue fresco delle vittime della repressione cinese avvenuta in Tibet (come pochi mesi fa in Birmania, anche quella volta contro i monaci buddisti).
Già quando le Olimpiadi furono assegnate alla Cina, ci furono le prime contestazioni e la richiesta di “rispetto dei diritti civili” da parte di Amnesty International, Reporters sans frontiers, e delle associazioni pacifiste. (continua…)